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Pensieri di una libera combattente del Granducato
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Anno X - Mese 2° - Giorno 30° dalla fondazione
Ridicoli ed inutili.
Vivete sulle nostre spalle e ancora non avete prodotto nulla da quella sorta di senato immaginario dei più grassi. Provate a non mangiare, immaginate la guerra sulla vostra pelle.
Vi invito a restare sotto metri di fango, a subire le inondazioni, la siccità, la carestia.
Provate a camminare finché le forze non vi abbandonano. Fate i soldati, per una volta e non i burattinai: siete una razza parassita, noi vi paghiamo per servirci e rendere il mondo migliore per noi e voi vi appropriate indebitamente di un potere
E invece siete grassi. Uno più di tutti, l'imperatore, lui: l'opulenza dei vostri Stati e la povertà della vostra gente vi soffochi.
La natura, che state violando, vi cancelli dal mondo.
Anno X - Mese 2° - Giorno 7° dalla fondazione
E' da molto che non odo i passi dei cavalieri calcare il ciotolato davanti alla magione dei Pathmos. Tutto questo mare mi inebria ed imbianca di aria salata i miei pensieri, gelidi, immobili.
Se volessi raccontare il viaggio che mi ha visto protagonista, non basterebbe la vita che finora ho vissuto. Il cammino porta a diverse cognizioni del tempo: mentre il cozzare del metallo delle spade aumenta il battito del cuore, l'onda lenta ed imponente del mare regola il respiro.
Avevo sperato, un tempo, di potermi un giorno affacciare al parapetto di una nave senza altri pensieri che vedere l'azzurro dell'acqua scorrere sotto di me. Oggi che, ospite dell'Avventuriera, sporgo il capo oltre il ponte, mi meraviglio di come il mare non sappia fare da specchio, come gli immobili laghi ai quali ero abituata. Il mare non ti riflette: ti assorbe. Il mare ti mangia, ti inghiotte e, solo se vuole, ti sputa dopo averti riempito.
E non riuscendomi a guardare, gioisco della mia assenza.
Anno X - Mese 2° - Giorno 1° dalla fondazione
Mi devi la vita, ricordalo.
Anno X - Mese 1° - Giorno 4° dalla fondazione
Vorrei poter pensare che con la mia lotta un giorno ci sarà un seppur minimo cambiamento nella rovinosa discesa agli inferi del nostro mondo.
Mi ritrovo a desiderare la quiete e il raccoglimento invernale quando un tempo fu spauracchio dei miei cammini, mi scopro a salutar con terrore la primavera che calda e minacciosa comincia a schiarire il cielo serale quale porta delle soffocanti estati. Quando solo pochi anni fa essa era il sollievo odoroso dalla notte del rigido generale e gioia dei miei sensi e scosse di desiderio.
In un giorno ci sveglieremo e capiremo che il ritmo della natura ha ceduto il passo al ritmo dell'industria e il susseguirsi delle stagioni sarà viziato ai manufatti desiderabili.
E con paura saluto il sole che oggi illumina la mia strada.
Anno IX - Mese 11° - Giorno 6° dalla fondazione
Sono il Numero 0, dal mio essere di questo mondo.
Sono l'Origine di latitudini e longitudini e di tutte le coordinate.
Sono il più alto desiderio, il Fine del più alto dei numeri, il ritorno
Sono il Capitano di me stessa, la mia rovina, la mia gioia.
Sono Darin, libera combattente del Granducato.
Imbarcata alla volta della più devastante ed esaltante avventura mai nei tempi narrata: la creazione e il suo seguito.
[...]
Siamo così lontani da casa, amico, e la casa è tanto lontana da noi
Respiro uno sporco vento che soffia: demoni e polvere
Dio sta dalla mia parte e sto solo cercando di sopravvivere
Ma se quello che fai per sopravvivere uccide le cose che ami...
La paura è potente, fidati, colora di nero il tuo cuore
E trasformerà la tua anima santa riempiendola di demoni e polvere
Ti ho sognato ieri notte in un campo di pietre e sangue
Il sangue ha cominciato a seccarsi e l'odore a diffondersi
Ti ho sognato ieri notte, amico, in un campo di fango e ossa
Il tuo sangue ha cominciato a seccarsi e l'odore a diffondersi
[...]
Adesso ogni uomo ed ogni donna vogliono avere il diritto di vivere,
trovare l'amore con la benedizione di Dio, la fede che Lui impone
Ho il dito sul grilletto e stanotte la fede non è sufficiente
Guardo dentro il mio cuore: ci sono solo polvere e demoni
[...]
Bruce Springsteen - "Devils & Dust"
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E con questo addio.
Del resto, prima o poi, per errori di valutazione o di misura,
per volontà propria o altrui... santi o dannati, tutti si abbandona il mondo.
Quello conosciuto.
Anno VIII - Mese 1° - Giorno 11°

Sorprendo soffi di voci, aliti divini, a scompigliarmi con caotica leggerezza.
E più il vento si muove e più diventa fresco e carezzevole, più rifiuto la sofferenza che già da tempo ho deciso di riconoscere, rincorrere, proteggere.
Mi domando del perché di tutto questo disordine umano quando la natura è così esageratamente rispettosa delle sue strutture geometriche. Le simmetrie degli specchi d'acqua, gli esagonali ritornelli, le acuminate vette, i cerchi nei campi di grano.
Mi domando del perché di tutto questo buio quando lo stato spontaneo delle ore estive predilige il giorno. I tramonti rosa, le notti chiare.
E mentre tormento la terra secca e polverosa con la punta indomita del mio pugnale, mi domando perché proprio oggi mi ritrovo qui, ansimante, sotto un sole che si mostra crudele, senza veli, ad accecare i miei occhi con il buio dei suoi raggi.
Anno VII - Mese 12° - Giorno 31°
Cimmero fa le spade. E le sa anche usare: egregio combattente, saggio pensatore, riflessivo politico.
"E' il ripetersi del suono tra martello ed incudine e viceversa che apre la mente" mi disse quando gli chiesi come faceva a proporre alla sottoscritta soluzioni sempre brillanti alle più disparate questioni.
"Il ritorno ritmico e ripetitivo di questo suono..."
SBDLENG
"... ci porta a ciò che è già conosciuto..."
SBDLENG
"... risparmiando a chi sa apprezzarlo, gli accaniti tentativi..."
SBDLENG
"... di ricerca del silenzio".
Si ferma per poco, deterge il sudore dalla fronte, mi guarda e sorride. Dopo di che mi porge la spada. " ... ecco, la lama è quasi pronta, provate a vedere se è bilanciata".
La spada era perfetta. "No, non va ancora bene, Cimmero, in passato hai fatto di meglio" sorrido.
Ma lui non coglie la mia ironia. "Lo sapevo che la spada vi sarebbe sembrata troppo leggera. Siete meravigliosamente coordinata nel combattere, Darin, ma siete poco forte, siete comunque ancora troppo giovane ma soprattutto siete una donna, non dovete chiedere troppo da voi stessa".
So chinare il capo innanzi ai miei limiti quando è necessario ma in questo caso no. "Cimmero, la spada non è mai troppo pesante. Semmai è il mio braccio che deve farsi più forte".
"Come volete, Milady. Io sono un semplice fabbro, non vi posso contraddire su affermazioni che esaltano le vostre possibilità".
La spada era davvero perfetta.
Non considerai che, in contrapposizione all’urlo di battaglia, potesse esservi il silenzio della resa.
In contrapposizione alla vittoria di una guerra, la perdita dei tuoi propri ideali.
Per ogni spada scheggiata, per ogni ferita inferta, ci sarà un dubbio insinuato.
Non troverò la mia Excalibur.
Potrei morire domani.
Non la troverò.Anno VII - Mese 12° - Giorno 23°
Inanellata Ricchezza, dama fatta di orpelli e fatiscenza etica, mi inchino dinanzi alla pretenziosità del sentirvi in ragione.
Perché a mio discapito, dal popolo, io carico colpi contro ogni qualsivoglia esibizione di leggera vanità, dimenticando l'autentica bellezza.
E di ciò m'avvengo nel momento in cui essa sfiorisce.
Anno VII - Mese 12° - Giorno 14°
Cara Darin,
Ho finalmente toccato terra.
L’Ammiraglio Glasco mi ha laciato sbarcare tre giorni orsono sulle rive adiacenti alla Baronia di Avoneg.
Abbandonare Forsennata Avantitutta è stato un po’ come cambiare vita. Mi sono riconciliata con alcuni Elaviani accorsi ad Avoneg per combattere il pericolo Ferense.
Ma non è per questo che vi scrivo.
Ora, io non vi immagino nell’atto di perdere i sensi data la vostra incommensurabile forza fisica ma forse quello che sto per dirvi, vi colpirà a tal punto da indurvi a rovinare a terra.
Del resto non posso esimermi dal comunicarvi questa fondamentale notizia.
Ho ricevuto una proposta di matrimonio.
L’audace in questione è Orso del gruppo dei Glade Riders (barbari di incommensurabile forza e di impeto irrefrenabile).
Orso, infatti è un eccellente guerriero ma anche un colto sacerdote del culto di Theratos, con cui in passato combattei fianco a fianco contro i crudeli elfi di Firendolf.
Vorrei copiare qui la missiva che ho letto e riletto da lui in persona scritta in cui mi dichiara il suo amore:
“Sia lode a Nora, regina dei mari che come un’onda impetuosa è arrivata nella mia vita e come pioggia di primavera ha fatto sbocciare il mio arido cuore.
Mentre danzava veloce la vostra lama ho visto nella morte l’amore.
Mentre dalle vostre labbra uscivano parole di fuoco, ho sentito il mio petto ardere per voi.
Anche se in natura la forza della montagna mai si scontrerà con l’incontrollabilità del mare, è altrettanto vero che il Padre manipola la Natura a suo piacimento e che il Suo volere per noi mortali è legge.
Io, Orso Grigiomanto
Fiero Glade Rider
Successore di Augustus
Sacerdote di Theratos, adepto della Gilda incantatori
Chiedo a voi Nora Le Voux
Esploratrice dei Mari
Camminatrice di Gilda Esploratori
Di unire i nostri cuori per guardare insieme al futuro che i Dodici ci riservano.
Che Theratos renda saldo e resistente il nostro legame
Che Ashanna ci doni una forte e sana discendenza
Che Karmisia non spenga mai il fuoco della nostra passione.
Vostro per sempre, Orso Grigiomanto” E’ chiaro che non ho potuto accettare subito, mia cara madre, nonostante il pelosissimo e mastodontico giovine mi aggradi alquanto. Il fatto è che non posso unirmi in matrimonio con un appartenente ad un gruppo che ama emettere suoni sconvenienti sia dagli orifizi orali che da quelli… insomma, diamo aria alle tende… Io, amante dell’eleganza dell’arte del combattimento… insomma, mi conoscete, amo i denari, i gioielli e le affilate sciabole quanto voi amate le vostre idee. Ad ogni modo ho capito che l’unica via fosse quella dei dadi. Sì, con grande sorpresa di Orso, ho estratto i miei strumenti della fortuna e l’ho sfidato. Ho pensato che se Theratos avesse davvero voluto vedere unite la potenza delle pianure del nord e dei mari del sud, insomma, gli avrebbe dato una mano. Così è stato. Orso mi ha vinto (anche se non sono certa che non abbia usato strani incantamenti...) Non posso far altro che accettare la sua proposta. Io e Orso ci uniremo in matrimonio durante l'Adunanza delle Gilde. Così sarà, Vi saluto affettuosamente.
Nora
Anno VII - Mese 12° - Giorno 8°
Roccaclara è un paese situato al termine della strada di valico della catena dei Monti Aspri.
Ci siamo arrivati solo oggi, sorpresi di trovare una zona abitata in mezzo ad una terra così arida e dura.
Dopo giorni e giorni di cammino estenuante, durante il quale ogni parola si è rivelata superflua e il silenzio ha corrotto la gola di ognuno insieme al caldo secco e polveroso , ci siamo accorti che l’unica giustificazione accettabile alla fatica era l’aprirsi improvviso di sentieri dalle pietre aguzze dietro ad ogni roccia dopo una salita… e con questa l’inquietante sensazione che una guida invisibile e superiore si prendesse cura di noi.
Marciando di buona lena, rispettando inconsapevolmente l’autoriferito ritmo dettato dal metallico cozzare di armi e vettovaglie, siamo finalmente giunti in corrispondenza di roccia dalla forma appuntita in cima alla strada, seguita da un sottopasso naturale.
Dopo il sottopasso, ecco la valle aperta, brulla, incapace di non ferire lo sguardo con riflessi gialli ed insostenibili.
A lato, una decina di case all’apparenza umili, un’arena e poi ancora monti dall’aspetto brullo, tutto intorno.
“Quella deve essere Roccaclara” ha detto Mistral.
E nessuno ha aggiunto altro.
Anno VII - Mese 11° - Giorno 30°
Il cavallo che troppo galoppa va placato. Con la rincorsa potrebbe acquistare forza.
Troppo furente per il gusto di chi ama tenere salda la briglia in mano.
Così come l'uomo che conosce ha la capacità di spostare i tasselli del potere senza furia, il cavallo che troppo galoppa va fermato.
Ho visto potenti uccidere impunemente con la disinvoltura di chi ha volutamente scambiato un uomo per un cavallo.
«Che dier nel sangue e nell'aver di piglio».
Anno VII - Mese 11° - Giorno 13°
Punte di ghiaccio, frecce di cattiveria celeste trapassano il mio manto liso e disperdono il rigore delle mie labbra mentre guardo su, dove ogni incombenza rimanda ad una auspicata punizione. Divina.
Sono dentro ad ogni respiro che si condensa fuori dalla mia bocca.
Sono dentro ad ogni nuvola con tutta la mia forza.
Dentro ad ognuna.
Anno VII - Mese 11° - Giorno 6°
Ti vedo. E a poco serve il buio.
Ti vedo e sei forte, ti saggio, nascosta dalle coltri, misuro le tue capacità con lo sguardo. Sei abile di certo, gli abitanti del passo m'avevano allertato.
Dal mio giaciglio, accanto al fuoco, sembri ancora più imponente, anche se nascosto dalla prima boscaglia.
Il mio volto, del resto, è a terra e la tua figura slanciata volge invece al cielo.
Ma lo sguardo è basso.
Guardi me, perseguitato dai tuoi dubbi e sperando nella tua vittoria.
Pensi, leccandoti lievemente le labbra sottili, che accanto al fuoco, apparentemente addormentata, io sembri indifesa.
Preferisci scrutare chi è più debole piuttosto che pregare il cielo al primo insolito incontro con la tua più temibile avversaria?
Abbassati di più, assassino infido, abbassa ancora un po' lo sguardo verso me perché invece di spaventarmi sembrerai più vulnerabile alla mia mano.
... più vicino, ancora di più ché il tuo respiro è più intenso dello scoppiettio della legna e voglio sentirlo più forte, compiacendomi perché ti facevo più silenzioso. E cauto.
Solleva pure la Luna dalla tua pesante preghiera e continua a guardarmi.
Eccomi, ad occhi chiusi sembro ignara ma conosco il tragico epilogo di ogni lotta così come dolorosamente mi figuro l'esito di quella che sarà la nostra.
Ho coscienza della mia debolezza: io so che non posso batterti, tu, invece, hai ancora qualche dubbio a riguardo.
Ti vedo ed è buio. E a poco serve.
Perché il buio sta anche dalla mia e mai esiterò a soffocare la luce dei miei giorni a venire pur di non rinunciare a vedere, anche solo per un istante, un lampo di paura nei tuoi occhi freddi.
Come adesso, poco prima della tua morte.
Un piede dietro l'altro, rallentata nel mio cammino dalla pendenza di questa maledetta salita rispetto al mio abituale ritmo, torno ai vecchi compagni d'arme.
La strada è lunga e le piogge hanno reso impraticabili i sentieri.
Nell'avvicendarsi dei passi, il cuore batte nelle tempie e l' aria violenta i polmoni che mai vorrebbero gonfiarsi appieno e che il corpetto di cuoio a mia protezione asseconda in questo desiderio, costringendoli in uno spazio che non mi basta mai.
Perché il mio cammino è così spesso in salita?
Nel punto di estrema fatica, nel preciso istante in cui il mondo riflesso dai miei occhi inizia ad essere spettacolo da mostrare, m'avvengo che cerco distanza dal suolo.
E per questo, anche al cadere della notte, continuo a camminare.
Anno VII - Mese 10° - Giorno 18°
Giungendo a piedi da est (dalla Via del Fumo) e spostandosi verso il centro della Piazza del Mercato, dove la fontana bagna, a seconda del vento, avventori ora di buona volontà ora di malevolo intento, si può notare a sinistra l'imbocco del Vicolo del Pesce.
Il vicolo non si presenta particolarmente stretto ma è buio e seminascosto e tendenzialmente maleolente.
Di guasto.
Ogni mattina, per quattro ore, addossati alla parete destra del vicolo, i pescivendoli la fanno da padrone, sbandierando a gran voce la freschezza della loro merce, consiglio per l'acquisto che contrasta fortemente con l'odore di marcio che denuncia in modo inequivocabile la permanenza troppo prolungata degli ittici prodotti sul banco di vendita.
Li si potrebbe ignorare ma tutti sanno che proseguendo per il vicolo del pesce, in fondo a destra, dà sulla strada la porta del famosisimo Circolo del Gambero dove per qualche strana alchimia, ad ogni passo in avanti si aggiungono effetti collaterali che costringono ad una retrocessione immotivata.
Fortunatamente è un "circolo"... ché se non altro, dopo qualche passo indietro, il peggior rischio è quello di tornare al punto di partenza.
Che però, non si capisce bene quale sia.
Disegno di Maria Vinci
Consolatemi como si fuere esta noche la ultima vez
Anno VII - Mese 10° - Giorno 9°
E' calata la nebbia, sul Granducato tutto e sul villaggio delle Amazzoni che da pochi giorni mi accoglie.
Presterò loro il mio braccio, questa la mia decisione.
Ammiro il loro combattere, la loro sorellanza, la forza che viene dal loro essere eccellenti combattenti e meditative strateghe...
Eppure, anche qui, nonostante la chiarezza gerarchica che contraddistingue l'organizzazione della loro società, la coltre nebulosa regala all'accampamento un aspetto sospeso e statico.
Il cielo confonde noi, che alla guerra ci prepariamo, in un abbraccio bianco e umido che ci sospende da terra in assenza di vento, solo per la densità dell'aria.
E' come se una mano di scultore avesse strisciato pesantemente il pollice sui nostri contorni di gesso, i profili, gli spigoli, per uniformare i colori e confondere una donna con l'altra.
Ma è solo fantasia.
La nebbia bagna le nostre armi che nonostante il freddo insidioso, paiono sputare stille di sudore ad ogni colpo.
L'immagine è del compagno esploratore Malcolm
Anno VII - Mese 10° - Giorno 3°
Cara Darin,
Questa lettera vi arriva dal mare e di mare profumerà.
Sono infatti certa che difficilmente sarà privata dell’onore di essere prima o poi proprio dal mare bagnata. Altresì difficilmente sarà sollevata dall'onere di portarvi notizie di chi tanto vi manca.
Vi manco vero?
Vi anticipo però che non cercherò di farvi piangere di nostalgia, e sapete che volendo potrei farlo: con la penna e inchiostro sono brava... molto più di voi, se permettete.
Da qualche tempo "Forsennata Avantitutta" (così si chiama la nave dell'ammiraglio Glasco) ha levato le ancore dal porto di Vil Horn e ha iniziato un percorso che dire contorto è minimizzare all'inverosimile.
Il vento di Vil Horn ha fatto gonfiare le vele verso ovest sufficientemente per farci prendere il largo nel profondo mare di Tirrenia poi, rotta verso sud, non distanziandoci dalle coste della bella Elavistol: in lontananza abbiamo costeggiato le baronie di Nemphir, Vitae Orbis, Mor per poi dirigerci verso ovest alla volta di Horum.
Il mare qui è smeraldino e l’aria pungente e, nonostante la stagione fredda alle porte, non abbiamo potuto esimerci, io con tutta la ciurma, dal buttarci in acqua all’arrivo e a continuare a farlo tuttora, quando il tempo ce lo consente.
Non avete idea di quanto sia stato bello tornare a navigare per me, che dal mare sono giunta e sul mare cresciuta.
Mi sento io stessa una nave allo sciorino!
Anche Elender, quella sottospecie di scudiero cui mi avete affidato per controllarmi e vegliare sui miei passi (confessatelo!) e che mi ritrovo accanto nel viaggio, si trova bene. Lo vedo poco, è sempre confinato al “Ponte di coperta”, la sua attività principale è… inzuppare il suo bel bompresso... Fatevi spiegare da lui al nostro ritorno, sono più responsabile io con i miei consapevoli diciassette anni che lui. Non nascondo altresì la delusione nel notare che i signori pirati si deliziano di compagnie femminili di livello davvero infimo... E io che credevo di essere l’unica signorina a bordo.
Che dire, è probabile che mi vedrete prima che le nevi si sciolgano, il programma dell'Ammiraglio Glasco è di costeggiare la splendida e ricca isola di cui sopra vi parlavo per chiudere affari lasciati aperti tempo fa e poi fare rotta nuovamente verso Mor ma non sono ancora certa che “Forsennata Avantitutta” riesca a navigare così veloce da approdare in tempo per la festa del Granducato.
Che Themis, nelle mani della quale mi consegno sempre prima di salpare ogni volta, mi protegga e protegga te, mia regina della ciurma di terra!
Più prima che poi ci rivedremo.
Temete sia sincera?
un bacio a voi, Madre mia.
"Non fidatevi, la paura mi sovrasta e mi rende vile, mi fa estrema
Non fidatevi di me, non fidatevi delle mie parole, maschere di una finta azione combattiva. Slanci mercenari della peggior masnada, ogni motto che dalla mia voce viene forgiato. Fallibili, corruttibili di un gretto sentimento arrivista sono le espressioni che scambiate per pensieri sinceri.
La mano non è guidata dall´onore e l´offensiva è viziata perché aborro il potere. Lo aborro ma lo bramo.
Sono gregge di pecore impaurite che segue il pastore dalla voce più grossa, ammasso di ovini limitato dal cane più aggressivo.
Sono popolo affamato soggiogato da chi dispensa sogni di ricchezza. Unica suburra dell'Urbe più apprezzata.
Voglio, prima di essere, perchè sono la dissonanza tra quello che sono e quello che dovrei.
Possiedo, prima di amare, perchè sono la dissonanza tra quello che ho e quello che vorrei".
"Al dunque... ecco, toglietevi la vita, Milady, non la meritate. Se volete posso aiutarvi a far ciò, solo in questo potrei esservi complice.
Liberate del fardello del vostro corpo il vicolo che sto percorrendo, il Graducato e il mondo tutto.
E lasciatevi cadere a lato, sono agile ma non vorrei inciampare nell'oscurità, ostacolata, per l´ultima volta, dal vostro cadavere".